Spettacolo teatrale “Carmelide”

carmelida

Domenica 14 giugno, ore 18

via Cesare Battisti 4b

Carmela parte dalla Basilicata, a bordo del treno della Sole, alla volta di Torino. Porta con sé poche cose e due figli piccoli. Il suo viaggio somiglia a quello di Enea. Anche lei abbandona la guerra: quella della sua famiglia. Anche lei migra con l’obbiettivo di rifondare ciò che ha lasciato. Attraverso il rapporto con i figli e la continua necessità di raccontarsi, Carmela vomita la propria storia stazione dopo stazione, donandone un pezzo a tutte le persone con le quali condivide la cabina. Dona loro un bagaglio di ricordi senza filtri come se dovesse svuotarsi in tempo. Il suo racconto, dal sapore inconsapevolmente epico, traduce in maiale il cavallo di Troia, Didone nella proprietaria tedesca di una miniera e in carruba la mela di Paride.

Il viaggio è tutto. È un evento in movimento. Il viaggio ci cambia, destabilizza le nostre certezze, fa crescere le aspettative. Il viaggio ci rappresenta. Dice da dove partiamo e ci consegna una destinazione. Quello che non sappiamo è nascosto all’interno del viaggio. Carmela è una donna lucana, madre di due figli. Il suo viaggio è già iniziato. Lei fugge dalla Basilicata, dai suoi parenti, da suo marito. Carmela spera in un futuro più luminoso ancora legato inevitabilmente al suo passato. Lei ripercorre pedissequamente lo stesso viaggio interiore di Enea, che ha fondato Roma ad immagine e somiglianza di Troia. Lei porta con sé, nel viaggio, i semi del luogo che ha lasciato, l’educazione che ha ricevuto, la tradizione che l’è stata tramandata, la sofferenza che le ha arrecato, inconsapevolmente pronta a trasferirla alla nuova generazione che condivide il viaggio con lei. I passeggeri che incontrerà sono la scusa per raccontare la sua storia. Carmela non dà spazio al dialogo. Leivuole parlare e trasformare quello che ha vissuto in un’epica. Ripercorrendo la sua vita ci si accorge di quante similitudini la sua vicenda abbia in comune con l’Eneide di Virgilio e di quanto poco onesta lei sia con sé stessa e con quello che vorrebbe che il futuro le riservasse. Lei parla in dialetto Aviglianese con il quale evoca aneddoti, faide, sogni, sconfitte. Potrebbe essere il viaggio del cambiamento, lo spartiacque che divide il peggio dal meglio. Potrebbe. Carmela ci dimostra quanto un viaggio possa essere metafora di quello che saremmo potuti essere e non solo di quello che siamo stati. Una dichiarazione d’amore nei confronti di Avigliano, il paese d’origine dell’autore e che andranno ad esplorare i punti in cui la storia di Carmela si specchia in quella di Enea e di come l’Eneide rappresenti ora come non mai il testo che più racconta il fenomeno dell’immigrazione.

Primo studio, scritto e interpretato da Savino Genovese della Compagnia GenoveseBeltramo, in collaborazione con UC e Fondazione Giorgio Amendola

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