Sorveglianza speciale

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La notizia, una delle tante che ci preoccupano in questo cupo inizio d’anno, è che per cinque cittadini torinesi che hanno combattuto come volontari contro l’Isis in Siria, nelle “unità di protezione popolare”, la Procura ha chiesto la “sorveglianza speciale”, un provvedimento amministrativo che non riguarda eventuali reati compiuti ma la possibilità di compierli. Il fatto incrocia e attraversa in più direzioni il nostro recente lavoro: nel 2017-18 l’Unione Culturale ha aperto la stagione degli anniversari “rivoluzionari”, dal centenario della rivoluzione d’ottobre al cinquantenario del ’68, proprio con un incontro sulle esperienze in atto nel Rojava; al Polo del ‘900 abbiamo ragionato sulla violenza di stato e sui rischi dell’esercizio del potere… Ci allarma ora il cortocircuito logico, prima ancora che politico, con cui si sta proponendo di punire qualcuno perché potrebbe rappresentare un pericolo per la società, in virtù di un addestramento acquisito nel combattere contro ciò che viene continuamente presentato dalla medesima società come il proprio peggior nemico. Ci preoccupa la superficialità con cui, anche in questo caso, si confondono valori, ideali, dati di fatto, per nascondere una volontà repressiva di ogni forma di antagonismo. Dopo il rinvio del 23 gennaio, il 25 marzo il Tribunale di Torino esaminerà la richiesta della Procura. Insieme a tante e tanti, l’Unione Culturale auspica una soluzione di ragionevolezza e democrazia.

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